(Pensando alla gerarchia angelica ed ecclesiastica)
O adorabile Trinità un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ti adoro come l’Essere più vicino a ogni altro essere, ti adoro come l’Essere più lontano da ogni altro essere! O tu infinitamente vicino all’anima mia, o tu da cui l’anima mia è pure infinitamente lontana!
Tu sei l’Amore per essenza, l’Amore infinito, e vuoi che l’anima tenda e pervenga a te e a te si unisca anche come all’infinitamente lontano non meno che non lo faccia come all’infinitamente vicino. Ma c’è di mezzo l’abisso, che l’anima giammai potrà colmare.
Tu sei nel tempo e sei l’eternità, tu sei nello spazio e sei l’immensità, tu sei nel limite e sei l’infinità, tu sei nel successivo e sei l’immutabilità; ti adoro nel tempo e nell’eternità, nello spazio e nell’immensità, nel limite e nell’infinità, nel fuggevole e nell’immutabilità.
Ma come dal mio tempo verrò all’eterno, come dal mio spazio verrò all’immenso, come dai miei limiti verrò all’infinità, e come dai miei mutamenti verrò all’immutabilità? Eppure l’amore che c’infondi vuole a te pervenire e unirsi sempre e dovunque tu sei, sempre e comunque tu sei.
Tu hai offerto una scala dalla sommità del tuo cielo sino alla terra in cui dimoro; non mi hai voluto dare le ali per varcare l’abissale distanza! Essa è tale che ogni ala si stancherebbe e si chiuderebbe prima di avvicinarsi alla sponda sempre infinitamente lontana.
Nemmeno l’ala dell’angelo, nemmeno la grandissima virtù angelica può varcare quella distanza abissale. E degli angeli salgono dalla terra del creato al cielo dell’increato, o scendono, messaggeri della tua divinità alla tua umanità, per i gradi di quella mistica scala.