A San Giuseppe
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O san Giuseppe, tu mi fai pensare all’antico Giuseppe, che anche nella sventura della più umiliante calunnia che lo getta nelle carceri, trova tanta grazia al cospetto del sopraintendente, che egli non lo confonde con alcun colpevole, ma gli pone affezione e gli affida quel regno di dolore.

Con lui regna l’ordine e la calma nelle tristi regioni delle carceri, egli porta a ciascuno una vena di bontà, perché il Signore della pace e della bontà è sempre con lui.

Tu scendesti nel limbo ad annunziare il prossimo avvento del Redentore, a introdurre quei Padri nel cielo, e la tua anima tutta satura di Gesù era, per essi, con la sua presenza e con la sua parola, l’aurora del Paradiso.

Vieni  così,  consolatore,  ordinatore  e  prossimo precursore di Gesù, in ogni carcere umano, in ogni casa di dolore, in ogni cuore in tempesta, in ogni agonia di moribondi, o san Giuseppe.

Discendi così in mezzo alle sante anime del Purgatorio, ad accrescere la loro unione con la volontà di Dio ed accelerare e coronare le loro purificazioni liberatrici.

Là troverai tanti miei cari, e te ne prego per la santità e la felicità degli affetti della tua santa Famiglia, ti siano raccomandati in special modo, subito dopo quelli che stanno più a cuore al Signore.

Un giorno troverai forse in fondo, la più lontana dalla liberazione, la più dimenticata dai viventi, la più esclusa dai suffragi, l’anima mia, per tutta colpa sua.

Ora sono io che ti prego di ricordarti di me davanti al Re del cielo, che mi liberi da ogni carcere di dolore umano, di turbamento mondano e di agonie mortali e al più presto dal fuoco del Purgatorio.

Te ne prego per le angustie e tristezze della tua vita, per le trafitture e gemiti del tuo cuore per tutte le liberazioni e consolazioni che avesti dal cielo, per tutte quelle visite di Angeli e per la tua vita di famiglia con Gesù e Maria.