Per la servirtù
P. 542
Norme generali
- Contemplare spesso come il Signore sia tutto a tutti, non avendo egli stesso bisogno di  niente e di nessuno.
- Meditare spesso sullo stato e atto di servo in cui sta in mezzo a noi il divin Verbo e Figlio incarnato Gesù.
-  Fare  proprio  il  detto  dell’apostolo:  “Mi  son fatto tutto a tutti per conquistare tutti a Gesù Cristo”.
- Considerare questo stato e atti di servitù universale, non tanto come esercizio di umiltà,  quanto come vita di carità.
- Come vita di carità, purificare la propria servitù da ogni desiderio e intenzione di corrispondenza e contraccambio.
- Osservare, nella pratica, l’ordine della carità, in quanto a dare la precedenza a certi prossimi nel servirli.
- Molto più osservare l’ordine della carità in quanto al dare ai servizi spirituali l’esclusività nell’intenzione, la prevalenza nella esecuzione.
Norme particolari
- Costituirsi con frequenti consacrazioni servo dell’opera divina della santificazione universale, e quindi:
- servo delle divine vocazioni alla fede, al sacerdozio e alla vita consacrata a bene dei prossimi.
- servo del divino convito nuziale quotidiano generale della parola di Dio e della santa Eucaristia.
- servo di tutti gli autori di libri edificanti nel diffonderli opportunamente o volgarizzarli.
- servo di tutte le opere sante e pie istituzioni fiorenti  nella santa Chiesa cattolica, nei  migliori
modi possibili.
- servo delle anime del Purgatorio, zelandone il loro suffragio con l’apostolato della santa messa, delle indulgenze e della buona morte.
- servo dei santi, glorificandoli soprattutto col diffondere la loro vita e per essi il loro culto, imitazione ed emulazione.
Fine di queste osservanze
- Per garantirsi la pratica genuina dell’umiltà e della carità.
- Per il culto dell’umiltà del divin Verbo incarnato.
- Per il culto e l’imitazione delle opere del Signore.
- Per fare al prossimo il massimo e l’ottimo beneficio.
- Per disporsi a ricevere il centuplo dalla divina munificenza.
- Per essere tra i primi se così vuole la maggior gloria di Dio.
- Per veder fiorire, sopra lo stelo del servo, le relazioni di amicizia e famiglia divina.