Responsabilità della preghiera
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Ora comprendo il divino perché tu mi fai sentire tanti bisogni, tanti timori, tanti vuoti, tante debolezze,  tante  deficienze,  tante  miserie  in  me  e  nel prossimo.

Non perché mormori col prossimo, o mi ribelli a te, o mi turbi in me, ma perché mi rivolga a te e ti chiami, ti cerchi, ti chieda, ti trovi e ti possegga.

Tu unico rimedio, o unica salvezza a ogni male, o  unica  fonte  di  ogni  bene,  o  mio  tesoro,  o  mio amico, o unica manna di ogni cuore, o mio Dio, o unico mio!

Quanto poco scusabile sono della mia ignoranza e malizia, della mia fragilità e sterilità, della mia stazionarietà anzi regressività, poiché non son vissuto di preghiera!

Tu solo conosci quanto sia colpevole anche di tutti i mali del prossimo, che avrei potuto alleviare, allontanare con la preghiera, e non l’ho usata.

Guai a me, che non ho trafficato a dovere, anzi
ho tenuto sepolto questo divino talento con cui potevo acquistare ogni grazia, perché vale non meno del tuo Sangue!

Infinitamente benedetto tu che hai fatto pregare per me i tuoi Santi, i tuoi Angeli, fino a che non fossi unito anch’io al tuo popolo orante.

Benedetto tu, o Signore, per tutte le grazie di orazione, con cui elevi le anime alla tua divina unione, a cui giunge questa mistica scala e chi l’ascende.

Benedetto tu, o Signore, per tutte le schiere dei contemplativi, che hai voluto, in particolare, come apostoli della preghiera, per l’umanità militante e dolorante.