Per il frutto dello Spirito Santo "Benignità" - II
P. 445
Tu, o Signore, ci hai comunicato come un misterioso potere: quello di rendere felici i nostri poveri fratelli doloranti in questo esilio di vita mortale, mediante la benevolenza e la benignità naturale e soprannaturale, ma noi, generalmente, accresciamo l’infelicità nostra e altrui, e a volte sino all’esasperazione, con pensieri, parole, modi e fatti malevoli.

Non ci accorgiamo che ogni pensiero malevolo, ogni parola e gesto scortese, ogni atto spiacente non viene dal tuo Spirito, ma dal nemico, e promuove i suoi interessi, non i tuoi, e stabilisce il suo regno, non il tuo! Eppure per noi stessi non vorremmo affatto dagli altri un simile trattamento, nel loro interno e nel loro esterno.

Perdonami, o Signore! Quanto male ho fatto, quanto bene ho impedito a questo modo, mentre sarebbe stato così facile, dolce e salutare imitarti e unirmi a te, nelle delicatezze e nelle finezze della carità, con immenso vantaggio mio e altrui! Perdonami, perché con te personalmente ho usato questo pessimo trattamento, ogni volta che l’ho usato col prossimo!

O mio Signore! Eppure tu mi hai insegnato per tempo che tutto quello che penso, dico e faccio a riguardo del prossimo, tocca te personalmente, che lo ricevi senz’altro come detto e fatto a te, tanta è l’unione di amore che passa tra te e ogni anima! Perdonami, Signore, questa mia condotta sempre tanto difforme dalla mia fede e dal tuo esempio e dottrina.

Ora, o bene mio infinito, o Gesù Cristo mio, vieni in me ad avvolgermi, compenetrarmi, trasformarmi nella tua benevolenza e benignità! Tu che non mi tratti secondo la mia indegnità e reità grande, ma secondo la tua misericordia e carità! Abbi pietà del mio spirito illuso e errante, e animalo col tuo Santo Spirito a gloria del Padre.