Ora, o Signore, quest’amore sensibile è così profanato di tradimenti a te, d’indegnità con le creature, che persino tra i buoni servi non è apprezzato come si dovrebbe.
Il servo di tutti i tuoi servi non disprezzerà nessun grado del tuo amore, non chiamerà immondo quello che tu hai purificato e che tu gradisci.
Non è certo nei sensi la causa del disordine e dell’indegnità, ma nello spirito che li anima! E quando tu hai purificato questo spirito anche i sensi sono degni di te.
Anche l’amore sensibile è degno di te, perché l’hai voluto sentire in te stesso facendoti uomo prendendo un cuore di carne, il più perfettamente sensibile all’amore.
Non solo lo hai spiritualizzato quest’uomo, ma lo hai divinizzato con l’unione ipostatica. E così anche nei tuoi servi, esso pur essendo naturale, diviene per te soprannaturale.
Tu stesso non disdegni di risvegliare questo amore nei cuori umani, con tutti i mezzi e per tutte le vie con cui si perviene al cuore, a ridestare e accendere amore.
Non solo qualche volta, ma tutto l’anno liturgico, tutta la tua vita e tutta la vita nostra, e non solo nei tuoi servi più santi, ma anche nei poveri peccatori.
Da tutti i misteri della tua religione, da tutti gli stati della tua vita, tu hai fatto sgorgare una perenne, infinita tenerezza per inondarne i cuori umani.
Tutto hai disposto nella natura: le stagioni, il cielo, la terra, i fiori e le stelle a corrispondente sfondo e cornice ai nostri e tuoi amori, perché siano più sentiti e intensi!