E’ l’amor tuo immortale, o Dio, che mi ha fatto immortale, e l’immortalità mia dice l’immortalità del tuo amore, o Trinità del mio cuore!
Godo assai che tu mi ami, che me lo riveli in tanti modi, che lo fai sentire al mio cuore e me lo ripeti talvolta.
Ti ringrazio che mi hai fatto capire che la mia creazione è il primo bacio che tu mi hai dato e con esso mi hai trasfuso la vita, l’anima, la grazia.
Allora tu mi chiamasti la prima volta! Dove ero allora? Non lo so, né posso saperlo; poiché ero nell’abisso del nulla, poiché propriamente io non ero affatto!
Eppure dovevo essere in qualche modo, dovevo essere in qualche parte, poiché tu mi chiamasti e io risposi, e venni fuori innanzi a te, che mi avevi chiamato.
Dove ero? Ero in te, e eternamente vi ero, non posso capire questo mistero, ma mi ci adagio con intimo piacere, perché è il mistero dell’ amore tuo.
Ero in te stesso, nel tuo pensiero, nel tuo amore, quando mi hai chiamato! E perché mi chiamasti se già ero in te? Forse per nascondermi fuori di te?
Tu non puoi mandarmi fuori di te, non sono mai stato un attimo fuori di te, né potrei esserlo! Come mi è dolce pensarlo, saperlo e dirlo a te e a me!
Tu quindi perché mi chiamasti? Per vagheggiarmi mi chiamasti? Per regalarmi un’altra forma di vita, che ancora non mi avevi donato?