Confessione generale sull’umiltà
P. 221
O mio Dio e mio tutto, o mio Padre, Figlio e Spirito  Santo,  confesso,  alla  presenza  di  tutta  la santa Chiesa trionfante, militante e purgante, alla presenza della santa Famiglia, dei sette Spiriti Assistenti al trono di Dio, alla presenza dell’Angelo mio!

Ho contro di me molti peccati in pensieri, parole, opere e omissioni, contro i comandamenti e precetti, contro i doveri del mio stato, e sono stato occasione e causa che anche altre anime mancassero ugualmente e forse peggio.

Ho  fatto  molte  opposizioni  e  disobbedienze  a tante  divine  ispirazioni  di  cui  ero  continuamente favorito,  per  il  ministero  di  spiriti  buoni,  e  tante volte da te direttamente, o mio Signore, e sono stato causa e occasione delle stesse colpe in altri.

Avrei  potuto  fare  tanto  bene,  acquistare  tanti meriti , salvare tante anime, e vi ero pure obbligato per patto di amore stretto con te, o mio Signore, e  accidiosamente  l’ho  trascurato,  l’ho  perduto,  e sono stato causa e occasione di simili perdite e negligenze in altri.

Ho ricevuto grazie innumerevoli, di ogni genere, e non vi ho corrisposto, e non ne sono stato riconoscente, e ne ho fatto lacrimevolmente abuso, ho perduto tutte le altre che a esse sarebbero seguite, e per mia colpa anche ad altre anime è avvenuto lo
stesso.

Ho fatto pure del bene, ma l’ho fatto con tante imperfezioni  da  restare  nel  dubbio  positivo  sulla mia bontà, specialmente per le mie intenzioni e disposizioni, sempre contaminate dalla ricerca della soddisfazione della propria sensualità e orgoglio.

Ho fatto male, e l’ho molto aggravato mediante la  colpa  d’ipocrisia,  con  tanti  sofismi  di  pretesti, con  tante  cautele  per  farlo  apparire  bene,  per  restarne impunito, per tenerlo occulto, illudendo me stesso e il prossimo sul mio conto.

Con  tutta  ragione  io  penso  che  per  quel  poco di bene che ho fatto, tu mi hai retribuito in questo mondo con tanti piccoli e grandi vantaggi, comodi, onori, di cui sono stato circondato, sicché non mi resta che il mio nulla e il mio peccato.

Mio Dio e mio tutto, dopo tutte le tue misericordie e predilezioni per me, con tutti i grandi talenti e  ideali  a  me  dati,  ora  mi  riconosco  l’ultimo  dei peccatori, e ne sento la soddisfazione della verità e della giustizia.