Poiché «chi prega certamente si salva e chi non prega certamente si danna» (come ci dimostra S. Alfonso) e poiché «sa vivere bene solo colui che sa pregare» (come ci ammaestra S. Agostino), al di sopra di ogni cosa deve esserci a cuore, per noi e per le anime, l’organizzazione perfetta e il funzionamento costante della vita di preghiera.
E questo stesso dobbiamo chiedere incessantemente al Signore, da cui solo ci viene ogni dono perfetto, facendo nostra l’umile e ardente richiesta degli apostoli: «Signore insegnaci a pregare». Ma il sapere le teorie dell’orazione non basta alla vita di
preghiera. Ogni vita suppone uno spirito vitale. E allora chiediamo al Signore: «Effondi in noi quello spirito di grazia e di preghiera che ci hai promesso per mezzo del tuo profeta».
In realtà solo lo Spirito del Signore è quello che vivifica le nostre anime con la vita soprannaturale. Egli opera in noi mediante i sacramenti, con i quali ci dà la grazia, che è la stessa nostra vita soprannaturale, e la carità che è il cuore di questa nostra vita,
e le altre virtù, teologali e cardinali, i doni, che sono altrettante potenze e facoltà di questa nostra vita. Poi, nella cultura spirituale e nell’istruzione religiosa, egli ci prepara e ci offre l’alimento di questa nostra vita.
Poiché nel mondo soprannaturale Iddio è tutto, ed è tutto carità - la sua onnipotenza e sapienza è tutta carità; la sua misericordia e giustizia è tutta carità; la sua bontà e santità è tutta carità - e alla carità per esercitare e rivelare i suoi effetti e per ottenere e produrre i suoi effetti, basta il parlare a Dio amorosamente, e questo è pregare, perciò lo Spirito Santo, spirito della nostra vita soprannaturale, ci è dato come spirito di grazia e preghiera.
E’ la preghiera che ci dà e ci muove i polmoni e le arterie per le funzioni interne della vita. E’ la preghiera quella che ci dà e ci muove le gambe e i piedi per camminare sulle vie di questa vita. E’ la preghiera che ci dà e ci muove le braccia e le mani per compiere il lavoro della vita. E’ la preghiera che ci dà e ci fa usare le mani e le armi per combattere le battaglie della vita. E’ la preghiera che ci dà e ci mette in moto le ali, per sollevarci al cielo, e leve per sollevarvi il mondo.Pertanto la prima dote della preghiera è che sia molta, in modo da attuare quello che è scritto: “Bisogna pregare sempre e mai desistere dalla preghiera”; e ancora: “Pregate senza interruzione”. E perciò, nella pratica vissuta, noi quel: “Sette volte al giorno ti ho rivolto la mia lode”, prima lo prendiamo alla lettera nella nostra vita comune, come fa la liturgia nelle sette ore canoniche della sua preghiera ufficiale, e poi, molto più, lo prendiamo nel suo senso reale di molte volte, indefinite volte moltiplicando quasi senza fine le nostre preghiere nella nostra vita privata.
Ma proprio per assicurarci questo fine della continuità e perseveranza nella preghiera, bisogna che essa sia anche molto varia perché non generi nausea e stanchezza, come è scritto, che «La conversazione col Signore non reca fastidio», e perciò ci studiamo, non solo di prendere motivo di pregare da tutte le innumerevoli circostanze della vita, ma anche di portare nella preghiera la varietà di tutte le cose e circostanze che, se nella vita naturale, pure così breve e ristretta, sono innumerevoli, molto più lo sono nella vita soprannaturale, che sa dell’immensità e infinità del Signore.
Nello spirito dell’amore dobbiamo ringraziare il Signore Iddio Spirito Santo, ispiratore di tante ricchezze di buone idee, e non volerne arrestare lo sviluppo e l’aumento e nemmeno pretendere dagli altri o presumere per conto nostro (che proprio non sarebbe possibile) di compiere tutta l’infinità di pratiche e di atti devozionali ogni giorno.
Perciò vengono distribuiti per vari tempi e mesi e giorni dell’anno, con periodicità che ci sembra lontana abbastanza, da impedire che se ne prenda l’abitudine e così conservare il carattere di varietà e novità di spirito a cui teniamo tanto. E anche così
distribuiti devono essere pensati e praticati, non come fine a se stessi, ma semplici mezzi al fine. Essi sono ordinati all’elevazione dell’anima al Signore, e quando l’anima ci si è innalzata e congiunta può e deve riposare in lui finché dura in essa il
buon effetto voluto, e dopo può ripetere, se così le sembri, l’uso del mezzo che l’è giovato, anziché appigliarsi ad altro, che pur le venga offerto e indicato.
E poiché ordinariamente i principianti avvertono disagio nel vivere in pieno soprannaturale, e stentano ad acquistare l’abitudine virtuosa della preghiera, specialmente di quella mentale, bisogna apprendere i vari metodi di orazione e praticarne fedelmente uno che più si adatti alle circostanze interne e esterne della propria vita.
Dalla perseveranza nel metodo dipende in gran parte il profitto spirituale fino a che l’anima umile, fedele, docile e generosa non sarà elevata a forme superiori di orazioni meno discorsive e più affettive, e poi sempre più semplici sino alla contemplazione propriamente detta.
Beato Giustino M. Russolillo