O mio Signore Gesù Cristo, o divin Verbo incarnato che io seguo! Quella tua voce che mi chiamava: “Vieni appresso a me!” “Vieni e seguimi!” ora mi giunge con una nuova luce e con nuova forza, di cui ti ringrazio eternamente.
Tu non mi hai chiamato propriamente a una vita di maggiore attività spirituale nella preghiera, nella penitenza, nelle opere buone, tu non mi hai propriamente voluto distaccare dal mondo, dalla famiglia, da me stesso.
Tutto questo è pur voluto da te, ma nella tua divina vocazione tu propriamente mi hai chiamato a te, a venire da te, a stare con te, a vivere con te, a seguire te e amare te, a unirmi a fare tutt’uno con te!
Che la vita con te sia poi una vita di preghiera e di penitenza, una vita di opere di culto e di zelo, una vita di distacco universale, una vita di fede e di amore, questa è conseguenza più o meno diretta della tua chiamata a vivere con te!
La tua chiamata è direttamente ordinata a farmi vivere con te, facendo tutt’uno con te, fin da questa vita, dal momento della prima corrispondenza in poi, sempre più e sempre meglio per tutta l’eternità beata!
Così unito a te, e a tutte le altre persone, non faccia che brevi visite spirituali, e poi tornare a te, mia stabile dimora, né mi rechi al prossimo se non per gli interessi del tuo amore!
In queste stesse brevi visite al prossimo, e in ogni occupazione naturale, io ti porti con me, o tu mi porti con te, sicché tutto diventi soprannaturale internamente, e mai noi cessiamo di essere un tutt’uno assieme!
Finora, o mio Signore, pur avendo lasciato il mondo per seguirti, ho abitato nella tua casa, ma non propriamente in te, ho abitato con i tuoi servi e ministri, ma non propriamente con te!
Così, pur essendo nella tua casa e con le persone di tua famiglia, avevo bisogno di tanto in tanto di far visita a te, come chi non ti frequentava abitualmente e non era un tutt’uno con te.