(Pensando alla fine del mondo)
O Signore mio Gesù Cristo, con la tua grazia, fammi presente al vivo i novissimi miei e del mondo; per questo tu ce ne hai parlato così esplicitamente, affinché l’anima fosse frenata nelle sue cattive inclinazioni e passioni, e purificata con santo timore, e portata a vivere santamente, in vista della sua eternità.
Ma tu, o mio Signore, vuoi che il tuo amore trionfi di ogni altro sentimento nell’ anima e resti la nota dominante della vita, e sia lo stato permanente dell’anima nella vita interiore e la sorgente di tutti gli atti umani, elevandosi sulla radice del timore e fiorendo sullo stato dell’umiltà per meglio riprodurre il frutto della vita eterna.
Tu vuoi però, che il tuo amore cacci via il timore nelle sue forme basse e servili, perché in esse il timore riguarda solo le pene, e esso stesso è come la sintesi anticipata delle pene, e getta l’anima in una pena molto miserevole, mentre l’amore, anche nel suo dolore, gode ed è essenzialmente gaudio di vita.
Veramente, o mio Signore, eccomi con la mia fantasia e sentimento, mente e cuore, sotto l’incubo della morte, e ogni giorno esso mi rende il cuore impaurito, gli occhi smarriti e l’anima consumata dalla tristezza. La vita mia è come sospesa notte e giorno in timore, non credendo di essere viva, come spesso e come a lungo, o Signore!
Che cos’è questa morte che tanto temo, al di sopra di ogni altra pena, nel tempo? Anche i miei sensi, fantasia e sentimento così contristati ti dicono piangendo: “Noi pure siamo tue creature e anche per noi sei il Salvatore! Manda anche a noi il tuo Consolatore!”