Sull’orizzonte si delinea un monte, e sopra non la visione di una città di uomini, ma fiamme e fiamme! L’Oreb o il Sinai? Più e meglio! Il Calvario con la sua croce, col suo crocifisso, con quel suo cuore!
Non voglio soltanto contemplare da lontano la prodigiosa visione del roveto che arde e non si consuma del tuo cuore, che squarciato sanguina e arde e non si consuma sotto i fasci dei nostri peccati, accesi da Dio, giustizia, misericordia, amore!
O ferite divine, o sangue divino, o fiamme divine, non vi comprende chi vi crede soltanto di amore e dolore! Voi siete ferite e fiamme anche di odio e zelo infinito contro ogni male morale, distruggitrici di ogni colpa.
Mio Dio e mio tutto, vengo ad adorarti nella gloria infinita, nella giustizia infinita, nella tua carità infinita, offesa infinitamente dai peccati degli uomini e miei. Dopo averli tutti deposti per sempre dall’anima, ascendo a te.
Deposti i peccati dall’anima, li porto con quelli del mondo intero per gettarli e arderli nel tuo fuoco divino, non solo perché siano distrutti, ma molto più perché servano, in fine, anch’essi di alimento agli splendori della tua gloria.
Come ti sono obbligato, poiché la tua giustizia non mi fa più paura e m’ispira confidenza non minore della tua misericordia. Oh, la tua giustizia e la tua misericordia non sono che due aspetti dell’amore infinito che sei tu.
Né io vorrei che tu fossi meno geloso, meno severo, meno esigente, meno giusto, come non vorrei che fossi meno santo, meno misericordioso, meno amante, meno Dio. Con braccia e con cuore aperto io vengo!
Per questo lo spirito ti conduce nel deserto, per la lotta trionfatrice contro il male e contro ogni principio del male. Per questo mi aspetti e mi trattieni nel deserto, per unirmi a te nell’amore in forma di odio del male.