Cantico della penitenza - IV
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Passano le creature superiori. O angeli, o tu mio angelo, o mie sette fiamme, viventi d’amore davanti al mio Uno e Trino Signore, al mio amore Dio, al mio amore e mio tutto!

Che dite, che fate, o angeli miei, a questo vivente abuso dei sette doni dello Spirito Santo, a questo peccatore, o voi più terso e vicino specchio della mente e cuore del mio Dio?

Il reo è in mezzo all’arena dell’anfiteatro dell’universo e tutte le creature gli sono gradatamente intorno. Egli è tutto confusione e timore, esse tutte piene di orrore e disprezzo. Ciascuna gli getta un pugno di cenere.

L’angelo mio triste e dolce dice: “Mira in alto!”. Discende forse dai monti eterni il fulmine divino? Un velo di protezione e un sorriso di madre avvolge il reo. E’ discesa la Vergine Maria!

Discende il Figlio di Dio, il Salvatore con la sua divina misericordia a purificare il reo nel sangue della redenzione! Con lui la divina giustizia a ricevere piena soddisfazione per il reo, nel sangue della redenzione.

Con lui discende la divina santità a sollevarlo e unirlo ai santi e agli angeli nel riprovare, rigettare e distruggere ogni male da sé e dal mondo, e la divina santità lo consegna nuovo e puro al divino amore, perché lo renda “sposa della Trinità”!

Mi indugio sulle rive del Giordano, tra gli echi delle armonie della voce del Padre, ma invano cerco tra la folla il Signore Gesù, invano cerco per il cielo la divina colomba, vengo anch’io nel deserto.

Sinora la mia natura fremeva di orrore, entrando nel deserto e dopo i primi passi languiva di malinconia, poiché il peccato, vivente in me, faceva intravedere la sua morte, sepoltura e desolazione di cimitero!