Cantico della penitenza - III
P. 753
Nella confusione dei miei peccati, chino la testa e tutto il mio essere di reo che confessa la sua colpa, di reo che ascolta la sua condanna, di reo che attende l’esecuzione fulminatrice di morte.

Il reo è in mezzo all’arena dell’anfiteatro dell’universo e gli passano accanto tutte le creature, dalle animate alle angeliche, e il reo implora, col silenzio trepidante, una parola misericordiosa.

Passano le creature che si chiamano inferiori, e mi vedono sotto il loro livello e sentono anch’esse pervadersi dell’ira del Signore offeso e commuoversi del gemito del Cuore del Signore ferito.

In tutto il loro potere obbedienziale si armano per essere pronte alla vendetta contro questo animale che fu ragionevole, ma per accomunarsi al bruto, abdicò alla ragione e divenne addirittura insensato.

Passano le creature uguali, gli uomini fratelli e scuotono il capo, acuiscono le lingue, alzano la voce e lucidano tutti i loro criteri morali più elevati, a condanna dei peccati!

Non temete, o fratelli, di esagerare nella condanna del male dei miei peccati, né di eccedere nella vendetta contro il male e contro i miei peccati.