Cantico della penitenza - II
P. 752
Ora so che fare perché si aprano i cieli e discenda su me lo Spirito consolatore e santificatore e mi avvolgano tutte le divine compiacenze delle divine predilezioni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Non mi costa nulla condannare ogni peccato, scagliarmi alla distruzione dei peccati specialmente altrui e predicare la penitenza e l’umiltà, con austerità maggiori di quelle che i santi abbiano mai usato con se stessi.

Non devo fare un grande sforzo per riconoscermi peccatore e bisognoso di umiltà e di penitenza, e per inabissarmi nella verità del mio nulla e delle mie colpe davanti a me stesso, davanti a te, o Signore Dio, davanti a Maria e ai santi.

Mi costa molto, invece, spogliarmi davanti agli uomini dell’abito esteriore della bontà e spiritualità (per cui soltanto il mio prossimo sì avvicina a me con un poco di onore e di amore) per svelargli oblique intenzioni, disposizioni e azioni poco rispondenti al mio stato.

Tutti i vangeli mi fulminano di ipocrisia, tutti i cieli si chiudono su di me come su di un fariseo e tutte le misericordie divine mi evitano poiché io stesso rifuggo la verità, inseparabile sorella della misericordia.

Sospiro che mi si aprano i cieli e che discenda su me lo Spirito Santo consolatore e santificatore, e mi avvolgano tutte le compiacenze delle divine predilezioni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Confesso che ho fatto molto male, ho omesso molto bene e ho fatto molto male il poco bene che ho fatto, in pensieri, parole e opere, nel fine, nell’oggetto e nelle circostanze. Lo confesso al mio prossimo di questo mondo e del mio tempo, superiori, eguali e inferiori; tutto è stato solo per colpa mia, per massima colpa mia.