Cantico della penitenza - I
P. 750
E tu, o santissimo Gesù, vuoi così accomunarti ai peccatori e così caricarti di tutti i peccati del mondo da apparire veramente come tutto peccato e maledizione, per meritarci il perdono con la tua umiltà e penitenza.

Forse per questo quando sei nato ti fu rifiutato un alloggio e fosti ricacciato in una stalla? Poiché il peccato è indegno di stare nella casa dell’uomo. Ma gli uomini si ingannarono sul tuo conto.

Forse per questo, alla fine della vita, fosti costretto a morire in croce fuori della città? Poiché il peccato deve essere messo a morte,come indegno della vita dell’uomo. Ma gli uomini si ingannarono ancora.

Forse per questo all’inizio della vita pubblica lo Spirito ti condusse nel deserto? Poiché il peccato come il demonio si deve relegare fuori della società umana. E lo Spirito non si poteva ingannare sul tuo conto.

Non ti inganni tu chiamando giustizia doverosa il tuo professarti pubblicamente peccatore, esigendo il battesimo di penitenza, sprofondandoti più che nel Giordano, nella maggiore umiliazione possibile per te.

Né s’ingannava il Padre, che negli abissi della tua umiliazione, apriva gli abissi dei suoi cieli di gloria, e discendeva su di te lo Spirito con tutte le compiacenze della verità e della sua santità infinita.

Sulla trasfigurazione del Santissimo in peccatore, su quella umiliazione di penitenza che dà inizio ufficialmente al ministero redentore, risuona la voce: “Questi è il mio Figlio diletto in cui mi compiaccio, ascoltatelo, seguitelo, imitatelo”.