Visita a Gesù
P. 742
O mio Signore Gesù Cristo, o divin Verbo e Figlio incarnato, ti credo e ti adoro a me presente in questo memoriale della tua passione e morte, quale sei tu stesso in persona, o Gesù vero Dio e vero uomo.

O divina misericordia e giustizia che vi abbracciaste in Gesù Cristo (e di questo amplesso morì sulla croce), operateci nel cuore tutta la sua vita di passione e di morte mediante la comunione eucaristica.

O Gesù, una vera rupe è questo cuore, percuotilo con la verga della croce, nella santa meditazione e comunione, e ne scaturirà, nel deserto della vita, la fonte delle lacrime purificatrici, espiatrici.

Riarso dalla colpa e assetato di lacrime vengo a te che dicesti: “Chi ha sete venga a me” e promettesti di far sgorgare dal cuore umano fonti e fiumi di acqua pura e viva, salienti a vita eterna.

Mi affisso in te che ho trafitto! Si avveri in me la profezia che vedendo colui che hanno trafitto, faranno gran duolo! Che ti pianga come le madri la morte del loro unigenito, con le lacrime del cuore di tua madre!

O unico Figlio di Dio, tu fosti straziato dalle armi velenose della mia lingua, dei miei sensi, del mio cuore, fattisi volontari strumenti del demonio contro di te, maneggiati dalla mia volontà, sempre colpevole di abusi della libertà.

O unico Figlio della Vergine Maria, che dire a tua madre, io che vorrei essere anche per lei un altro Giovanni, quando mi vedrà le mani stillanti del tuo sangue?

O unico Figlio di Dio! L’eterno Padre mandandoti al mondo dice: “Avranno rispetto di mio Figlio!” Che dirò a tuo Padre quando mi chiederà conto di te? In questo stesso cuore, in cui si è consumato il tradimento per te?

Io non sono degno di pensarti, di guardarti, di parlarti, di seguirti, di amarti; merito ogni riprovazione, ogni morte, ogni inferno da te e da tutti. Solo la misericordia del tuo cuore mi può preservare dalla disperazione.

Era  meglio  che  fossi  morto  con  innumerevoli morti di umiliazioni e dolori prima di offenderti! Si avveri, almeno per l’avvenire, in me ogni morte anziché la colpa, e che io viva solo di contrizione, compassione, riparazione.